Nel 2008, con grande sorpresa, durante la campagna geologica dell’Università di Genova, sono state scoperte delle impronte di rettile risalenti a circa 245 milioni di anni fa! Per la precisione si tratta di un tipo di impronte riferibili al gruppo Chiroterium, ossia “mano di animale” per la loro somiglianza alle dita umane, le quali vengono attribuite a rettili antenati dei dinosauri chiamati Archosauria. Un ritrovamento unico sull’arco occidentale delle Alpi, una nuova perla fra i tesori della Valle Maira!

Autore: Nobu Tamura (http://spinops.blogspot.com)

La traduzione del nome scientifico del superordine Archosauria ci fa capire di quale tipo di animali si trattasse: “lucertole dominatrici”. Il genere a cui appartengono le impronte è Ticinosuchus, ossia “coccodrillo del Ticino”, poiché i primi fossili di questo rettile sono stati rinvenuti sul Monte San Giorgio (Patrimonio Mondiale dell’Unesco), nel sud del Canton Ticino in Svizzera.

La specie più probabile a cui si possono riferire è ancora più esplicativa: Ticinosuchus ferox, che evidenzia come si trattasse di uno dei più importanti predatori carnivori attivi dell’ecosistema desertico-tropicale in cui viveva.

L’eccezionale scoperta fu ad opera del prof. Michele Piazza dell’Università di Genova (Dipartimento per lo Studio del Territorio e delle sue Risorse) e del geologo Enrico Collo di Dronero.

Dopo le prime cautele nella divulgazione, dovute e obbligatorie per evitare bufale o falsi clamori, nell’inverno 2008 si è provveduto a contattare i massimi esperti del settore a livello europeo, identificati nei ricercatori dell’Università di Zurigo in Svizzera: l’analisi fotografica ha fornito subito ottimi riscontri, ma era necessario un sopralluogo in loco per ufficializzare la scoperta. Ecco allora che dal 17 al 19 luglio 2009 è stato ospite del Comune di Canosio il prof. Heinz Furrer, che oltre all’attività accademica è curatore e ricercatore del Museo di Paleontologia di Zurigo, specialista in impronte di rettili.

Si tratta con alta probabilità di un esemplare giovane di Ticinosuchus – afferma in buon italiano il prof. Heinz Furrer –. La grandezza e la distanza fra le varie impronte fa ipotizzare un individuo lungo un metro e mezzo (gli adulti arrivano fino a due metri e mezzo); il portamento da rettile emerge chiaramente dalla disposizione delle zampe nelle diverse impronte. In Svizzera abbiamo avuto la fortuna di ritrovare un esemplare completo di scheletro, che ci permette di entrare nel dettaglio su alcuni comportamenti dell’animale: i denti ci dicono che si trattava di un carnivoro; era dotato di una grossa testa, un corpo slanciato e muscoloso, con zampe snelle che gli permettevano di camminare sollevato senza strisciare il ventre al suolo; anche la coda allungata non era appoggiata al terreno durante la marcia”.

Un’unica impronta sarebbe di difficile attribuzione – prosegue Heinz Furrer –, ma una serie ripetuta di passi non lascia dubbi”.

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