La Valceresio è una valle che si trova nel nord est di Varese. Seppur sia molto piccola (90 chilometri quadrati) ha il vanto che negli anni ’90 furono scoperti i fossili di due specie di rettili finora sconosciute.

Il primo è il Besanosaurus Leptorhynchus (lucertola di Besano dal becco sottile), il più grande rettile del Triassico italiano. Egli appartiene a una famiglia a lui intitolata, essendo per ora l’unico membro: i Besanosauridi. Il Besanosauro fu ritrovato dentro un sasso nel 1993 nella cava del Sasso Caldo di Besano dai volontari del gruppo paleontologico comunale. I volontari dovettero fare ben 145 radiografie per visionare il fossile rimasto intatto. Il masso in cui era rimasto intrappolato fu portato nel Museo di Storia Naturale di Milano e lì diviso in 38 lastre. I ricercatori ricavarono un calco dello scheletro dell’animale e poi ricomposero il masso con del silicone, per poi esporlo al pubblico dopo sei anni di lavoro. Oggi è possibile vedere un calco nel già citato museo di Milano, un altro nel Museo Civico dei Fossili di Besano. Da questo lavoro non solo si può vedere il fossile nella sua totalità, ma si capisce anche che era una femmina dai resti di quattro o sei embrioni nella zona addominale. Lo scheletro è lungo 5,8 metri, la testa molto piccola con orbite più piccole del resto degli ittiosauri, l’ordine di rettili simili ai delfini a cui egli appartiene, e i denti piccoli, a forma conica e adatti ad addentare molluschi e calamari. Gli arti gli servivano per nuotare, essendo un dinosauro marino. Il corpo è snello senza pinna dorsale, la coda lunga e sottile senza pinna caudale. I paleontologi intuirono che potesse pesare mezza tonnellata e nuotasse come un’anguilla nell’oceano Tetide, un mare preistorico che si frapponeva fra Africa ed Eurasia (quindi il mare antecedente al Mediterraneo, anche se più vasto e dalla temperatura tropicale). Il braccio di mare che oggi corrisponde alla Valceresio è stato poi chiamato “Mare di Besano”, e quando visse il Besanosauro nel Triassico medio, ossia 237 milioni di anni fa, era una regione costiera con isolotti e vulcani abitata da rettili anfibi, pesci corazzati e altri rettili terrestri. Tutte creature delle quali sono stati trovati i fossili nel giacimento di Besano/monte San Giorgio. Per questo motivo l’UNESCO ha inserito il giacimento nel Patrimonio dell’Umanità.

Questo giacimento è a cavallo del confine svizzero, Besano dalla parte italiana e monte San Giorgio dalla parte svizzera. Era un giacimento unico al mondo, per la sua ricchezza di fauna e antichità fino a 10 anni fa, quando ne fu scoperto un altro in Cina. Gli scavi di questo giacimento iniziarono a metà 1800, fra gli scisti bituminosi. E’ del 1840 la scoperta del Neusticosaurus Edwardsi in zona. Il primo a descrivere i fossili lì ritrovati fu Emilio Cornalia nel 1854 e fu poi l’abate Antonio Stoppani a dare impulso agli scavi nei decenni seguenti. In tale giacimento furono ritrovati molti animali strani: il Tanistrofeo dal collo lungo e rigido a causa delle ossa molto lunghe. Il Ticinosuchus, coccodrillo terrestre dalle zampe meglio sviluppate degli odierni coccodrilli. Ci sono poi rettili e pesci corazzati, le voltzie, ossia i pini primitivi, ammoniti… E sono tanti altri, gli animali i cui fossili sono esposti nel Museo di Besano e illustrati con dovizia di particolari da Diego Sala, guida del piccolo Museo Civico di via Prestini 5. Fra questi pure il Saltriosauro.

Vicino a Besano c’è il paesino di Saltrio con un altro giacimento di fossili più recenti, le rocce calcaree composte dagli scheletri frantumati di organismi marini. Questo giacimento è secondario d’importanza rispetto al precedente. In questo giacimento, nella cava “Salnova” alle pendici del monte Orsa, Angelo Zanella, del Gruppo Brianteo Ricerche Geologiche di Paina di Giussano, scoprì il 4 Agosto ‘96 una nuova specie di dinosauro molto differente dal Besanosauro: il Saltriosauro, il più grande carnivoro ritrovato in Italia e vissuto 200 milioni di anni fa nel Giurassico inferiore. Gli studiosi sono risaliti alla corretta datazione in base ai resti vegetali ritrovati accanto alle ossa. E’ simile al più noto Allosauro, ma ancora più antico, alto 4 metri, lungo 8 e pesante una tonnellata e mezza, si bilanciava sulla sua coda e afferrava le prede con i muscolosi arti anteriori dotati di tre artigli. Il cranio è lungo 70 centimetri. Del Satriosauro sono state ritrovate 119 ossa, fra cui la furcula, un osso a forma di Y che supplisce le clavicole e che per la sua debolezza difficilmente lo si ritrova, e poi 20 ossa appartenenti agli arti e 21 delle costole. Tale scoperta ha messo in chiaro che i Tetanuri (creature simili all’Allosauro) erano ben più antichi di almeno venti milioni di anni, mentre prima si pensava che fossero comparsi sulla terra 180 milioni di anni fa. Saltriosauro è un nome temporaneo, ma finora nessuno ha avuto un’altra idea sul nome definitivo. I fossili  sono ancora oggetto di studio del paleontologo Cristiano Dal Sasso.

Kenji Albani

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Tags: Besanosauro, fossili, Saltriosauro, valceresio

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